7 miliardi di Altri ha suscitato scalpore in Belgio, quando è andato alla ricerca dei belgi. Al questionario iniziale erano state aggiunte domande sul ruolo del concetto di identità nella vita dei belgi. L’identità belga è importante? Ha ancora senso parlare di identità belga? Che cosa significa oggi per un abitante di Bruxelles, uno che è fiammingo, vallone o germanofono? Che cosa significa in pratica oggi “essere belga”? Nic Balthazar, il celebre ecologista nonché regista fiammingo, noto come direttore televisivo e cinematografico (Ben X) nonché per i suoi cortometraggi "Big Ask", "Big Ask again: Dance for the Climate", è entrato a far parte del nostro team di produzione ed è andato a intervistare belgi di ogni estrazione. Pascal Poissonnier lo ha accompagnato in questa avventura e ha co-diretto il film.
L’insieme delle testimonianze raccolte costituisce la materia di un nuovo film che si potrà vedere alla mostra di Bruxelles.
INCONTRO CON I BELGI
Il Belgio doveva lasciare la sua impronta riguardo a questo tema dell’ “incontro dell’altro”. Situato nel cuore dell’Europa, non è infatti uno dei paesi in cui incontrare l’"altro", l’altra comunità si sta facendo cosa rara? Non è un paese in cui l’identità è una ricerca continua per alcuni ed è assente per altri? Come si potrebbe pensare di allestire una mostra “7 miliardi di Altri” a Bruxelles, senza offrire al pubblico belga un’opportunità di rivelare ciò che pensano del paese e del suo futuro coloro che provengono dall’altra comunità?
Nic Balthazar, direttore fiammingo e fan di Yann Arthus-Bertrand, ha avuto occasione di vedere la mostra a Marsiglia. "Nell’andare alla mostra, ho pensato che mi sarei annoiato presto. Invece ho ceduto immediatamente al suo fascino. Ci sono rimasto per due ore e mezza … poi sono andato a pranzo e sono tornato nel pomeriggio. È stato un po’ come davanti a uno di quei telefilm: continui a dire “Oh, fammi guardare un altro episodio”, e poi finisci con lo stare sveglio fino a notte inoltrata."
Il 13 giugno 2010, giorno delle elezioni in Belgio, Nic Balthazar era a Parigi, con Yann Arthus-Bertrand, tra i francesi che si mostravano molto preoccupati per il futuro del Belgio. "Yann mi ha offerto di dirigere la sezione 'Being Belgian' (essere belga) dell’edizione successiva della mostra, che si sarebbe tenuta a Bruxelles, una vera sfida. Non avevo molto tempo, ma accettai perché anche per me era un’occasione per scoprire l’altra comunità. Ho lavorato per un po’ di tempo alla VRT. L’edificio più assurdo del mondo: c’era solo un corridoio a separarci, ma non abbiamo mai avuto contatti con le persone che lavoravano dall’altra parte."
Alla fine sono state più di 100 le persone a passare davanti alla telecamera di Nic Balthazar. Inizialmente si è provveduto a stabilire una serie di criteri: stesso numero di persone neerlandesi e francofone, senza dimenticare i germanofoni, stesso numero di persone di una certa età, di una certa estrazione sociale ecc. Poi Nic Balthazar e il suo team hanno contattato associazioni attive nei vari set del film (Bruxelles, Liegi, Marche ecc., nella parte francofona) per ingaggiare le persone interessate. La procedura era la sempre la stessa. Un’asta a cui appendere una tenda a mo’ di sfondo, una sola telecamera, una sedia su cui mostrare il testimone, ripreso di fronte. Pascal Poissonnier sta dietro, Nic Balthazar in fondo. Comincia col dire qualche parola sul progetto per fare sentire l’intervistato più a suo agio, e poi gli chiede di presentarsi. Anche se ha un piano per l’intervista, Nic Balthazar non sembra seguirlo molto spesso. L’intervista assomiglia piuttosto a una conversazione, anche se lui non esita a dire all’intervistato di ricominciare, a incitarlo ad andare avanti nel suo argomento. Ma c’è una differenza fondamentale rispetto alle testimonianze viste alla mostra: a queste persone non è stata data la consueta lista delle domande; tutte le domande vertono intorno a questa faccenda dell’identità, l’identità belga.
"Il lavoro che stiamo svolgendo qui," spiega Nic Balthazar "è proprio l’opposto di ciò che facciamo in TV. Qui non interrompo mai chi parla; li lascio parlare finché non smettono. Poi li faccio ripartire. Credo che sia proprio questo a rendere così unico un progetto come questo." Ciò nonostante, 70 o 80 testimonianze per un film di 50 minuti, pur senza trattenere tutti gli intervistati, significa meno di un minuto a persona, anche se le interviste sono durate molto di più. "Tengo solo quello che ho sentito più potente, più originale, più incisivo. In pratica, è ciò che spesso si trova all’inizio dell’intervista."
In un’intervista a cui abbiamo assistito, per esempio, una giovane donna fiamminga ha parlato di dialetti, sottolineando il fatto che quando andava a casa nel fine settimana, sua madre insisteva perché lei parlasse fiammingo occidentale e non olandese. "Probabilmente prenderò questa parte,' spiega il direttore, "perché nelle Fiandre la questione dei dialetti è importante. Sono più numerose le barzellette, spesso di bassa lega, che raccontano gli abitanti di Anversa sulle Fiandre occidentali e viceversa rispetto a quelle che si raccontano sui Francesi, per esempio. Il che mostra anche ai francofoni che in realtà non dovrebbero parlare dei fiamminghi come di un’entità unica – non si tratta di un’entità monolitica."
Ma ciò che si vede nella mostra è l’originalità di questo film “belga” rispetto agli altri. Due comunità si stanno ascoltando a vicenda. "Non lo facciamo mai nel nostro paese," dice Nic Balthazar, dispiaciuto. "Forse solo in alcuni dibattiti politici, ma sono rari; e anche in quel caso, ognuno risponde alle domande dell’altro. Qui ognuno presenta la propria visione senza che nessun altro interferisca."
Henri Dupuis
NIC BALTHAZAR
Nic Balthazar è nato a Gand nel 1964. Conclusi gli studi universitari in letteratura e teatro, è diventato critico teatrale a 21 anni, prima per il quotidiano “De Morgen”, poi su Radio 1 e Studio Brussel. Successivamente è passato dalla radio alla televisione e dal teatro al cinema. Questa trasformazione è avvenuta con il lancio di Canvas, un canale della VRT. Per più di 10 anni ha presentato la trasmissione “Filfan” ogni mercoledì mattina. È diventato uno dei migliori critici fiamminghi. Ogni settimana ha presentato e analizzato un film cult.
Ha trascorso quasi 20 anni presso la VRT come presentatore di spettacoli culturali (come il talk-show "Leuven Central") o di eventi turistici (come i "Flanders vacation sites").
È poi passato dall’altra parte della telecamera, acquisendo le nozioni fondamentali di cinematografia sulla piattaforma televisiva.
Nel 2002 ha scritto il romanzo "Nothing was all he said", realizzandone poi un adattamento teatrale. Messa in scena senza un solo euro di sovvenzione, la sua pièce "Nothing" è diventata una presentazione multimediale su musica di Praga Khan, in cui è integrato il cortometraggio. "Nothing" è stato un enorme successo, sia di pubblico che di critica, ed è andato in scena quasi 250 volte.
"Ben X" è stato il primo lungometraggio scritto e diretto da Nic Balthazar nel 2007.
Nell’agosto del 2008, Nic Balthazar ha realizzato un film raccogliendo più di 6.000 persone sulla spiaggia Klein Strand di Ostenda, per il tema del "Climate SOS". Tra le scene girate, ricordiamo un enorme banner umano mobile che sollecitava interventi da parte dei responsabili politici. Per un giorno la Klein Strand di Ostenda si è trasformata in un enorme set cinematografico, riunendo persone provenienti da ogni parte del Belgio, oltre che dalla Germania, dalla Francia, dal Regno Unito e dall’Olanda. Molti dei partecipanti hanno deciso di raggiungere Ostenda con mezzi di trasporto che recassero il minimo danno all’ambiente. La maggior parte è giunta in treno, in tram e in autobus.
Nel 2009, Nic Balthazar ha lanciato un progetto più ampio: "The Big Ask Again: Dance for the climate". 100 giorni prima della conferenza di Copenaghen, ha raccolto più di 12.000 persone, ancora una volta sulla Klein Strand di Ostenda, per girare un nuovo clip che invitasse a intervenire contro i cambiamenti climatici. Per l’occasione gli U2 hanno concesso in via eccezionale di liberare i diritti sul clip "Magnificent". Tradotto in una dozzina di lingue, questo cortometraggio è stato distribuito in qualcosa come 40 paesi, dopo una prima ufficiale al Parlamento Federale. Il film è diventato uno strumento di mobilitazione per la Conferenza ONU sul clima, tenutasi a Copenaghen nel dicembre dello stesso anno.
PASCAL POISSONNIER
Pascal Poissonnier è nato nel 1973. È, a rotazione, un direttore, un musicista e un attore.
Ha studiato alla Royal Academy of Fine Arts di Gand (KASK), dove il suo cortometraggio finale "Dat Ben Ik" ("Sono io") è stato accolto particolarmente bene in Belgio, e distribuito e selezionato per diversi festival internazionali, vincendo diversi premi. È particolarmente interessato alla scrittura, stimolato dalla sua curiosità per le sceneggiature. Motivo per cui, dopo aver ottenuto il diploma alla Royal Academy of Fine Arts, ha ottenuto un MA in sceneggiatura.
Un anno dopo è venuto a contatto col mondo del teatro. Ciò che inizialmente doveva costituire un’attività marginale ha finito col diventare una collaborazione a lungo termine col teatro. Il contatto persiste tuttora, anche se meno intenso.
Negli ultimi anni Pascal ha diretto e prodotto numerose pubblicità, reportage, cortometraggi, video clip e film su ordinazione. Ha creato un’installazione video, pubblicato EP e realizzato performance video.
Pascal insegna attualmente alla Royal Academy of Fine Arts a Gand e all’istituto Lemmens.
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