Film Noi Siamo San Paolo
Poichè il progetto “7 miliardi di Altri” ha richiesto loro di realizzare un film a San Paolo da inserire nella mostra al MASP, i produttori Kika Nikolela e Lucas Bambozzi hanno deciso di affrontare uno degli aspetti più stimolanti di questa metropoli: quello della mobilità umana, cioè dell’immigrazione e della migrazione. San Paolo, la più grande città dell’emisfero sud, vanta una lunga storia di integrazione, assimilazione e incrocio di gruppi etnici e culture diverse. L’influsso di questi popoli è facilmente percepibile nella ricca diversità di composizione del tessuto sociale di San Paolo.
In generale, intolleranza, pregiudizi ed esclusione hanno reso difficile il rispetto delle differenze nel dialogo tra i popoli. Per San Paolo ci si attende un potenziale distintivo, ci si attende che emerga come esempio di città pluralista che dà rifugio a tutte le culture e tutte le razze.
Ci si domanda se questo processo di incrocio di razze si sia verificato senza ambiguità o contraddizioni, libero da razzismo o conflitti. Quali sono state le sfide affrontate da questi popoli nella loro integrazione nella società? E che dire a proposito della più recente immigrazione, soprattutto dalla Bolivia e dai paesi africani, o del flusso migratorio proveniente dagli altri stati del Brasile? Non c’è alcun rifiuto o sfruttamento nemmeno in relazione a questi migranti/immigrati? Viceversa, non è forse la vera e propria diversità di cultura, musica, cibo, arte, costumi, religioni, accenti e caratteristiche fisiche della gente di San Paolo a rappresentare la prova significativa dell’armoniosa coesistenza di persone provenienti da altri paesi e altri stati?
Il film analizza queste questioni attraverso interviste con oltre 60 partecipanti presi tra migranti, immigrati e figli di immigrati, che condividono le loro storie ed esperienze. Persone di gruppi etnici diversi che vengono a San Paolo per le ragioni più svariate - lasciandosi alle spalle le loro famiglie, i loro amici, la loro cultura, la loro proprietà e tutto ciò che era loro familiare - e che sono oggi tutti parte di San Paolo.
A PROPOSITO DELL’ARGOMENTO
“Abbiamo proposto a Yann Arthus-Bertrand questa linea tematica - parlare di immigrazione e migrazione a San Paolo - principalmente perchè crediamo che questo sia sempre più un argomento fondamentale in termini globali. Più il Brasile cresce economicamente e più diventa politicamente forte, più è importante pensare a come il paese può posizionarsi rispetto ad un probabile nuovo afflusso di immigrati, che in realtà è già cominciato. Dalle interviste che abbiamo raccolto, si percepisce generalmente che San Paolo è stata una città modellata dagli immigrati e che questo processo si è verificato in modo pacifico e cumulativo, ma che esistono ancora varie pecche nella politica e nella legislazione che riguardano l’immigrazione. Inoltre, riteniamo che questa linea tematica crei un dialogo molto interessante con il progetto 7 miliardi di Altri - come se a San Paolo potessimo trovare un esempio di questa diversità globale, concentrata in una megalopoli, e persino più varia in conseguenza di decenni di processi di incrocio di razze.” Kika Nicolela
“Il processo di incrocio di razze in Brasile è abbastanza complesso, poichè non si ha nessuna idea su cosa stia diventando l’”identità brasiliana”. La popolazione di San Paolo riflette questo in modo piuttosto interessante, dal momento che San Paolo raggruppa persone provenienti da più di 70 paesi. Siamo portati a pensare che questo processo di immigrazione si sia verificato con tolleranza, sperimentando l’assimilazione e l’integrazione. Quando parliamo con la gente, apprendiamo storie che mettono in evidenza altre sfumature, dal momento che ciascuno sente questo in modo diverso e univoco, andando oltre la generalizzazione fatta intorno alla diversità culturale e ai flussi migratori. Ciò che abbiamo fatto è stato di riesaminare questo argomento, cercando armonia con il linguaggio già definito dal progetto 7 miliardi di Altri. Entrare nella questione dell’immigrazione e della diversità è sempre un arricchimento, un processo che svela degli aspetti affascinanti, che a volte elude la metodologia e ci permette di vedere attraverso gli altri, in studi che esaminano diverse aree, coinvolgendo diversi tipi di sensibilità.” Lucas Bambozzi
IL PROCESSO DI RICERCA E REGISTRAZIONE
“Dall’invito per la produzione del lavoro, attraverso l’intermediazione di Andrea Caruso, abbiamo ampiamente discusso le possibilità di introdurre una struttura più locale, alcune procedure che potrebbero essere importanti nella nostra convinzione come produttori di documentari, installazioni o progetti considerati maggiormente innovativi. Sia io che Kika abbiamo già effettuato alcuni precedenti lavori che ci hanno portato differenziarci un po’ dagli schemi suggeriti. Dal momento che sarebbe stata una produzione condivisa, volevamo cercare un’intervista logica o una metodologia che fosse comune ad entrambi. Abbiamo pensato, per esempio, di fare con gli attuali intervistati di questa sequenza le interviste con gli altri, coinvolgendoli in un filone narrativo meno gerarchico. Abbiamo finito per adottare un linguaggio che desse la priorità alla vicinanza con gli intervistati, cercando un denominatore comune che finalmente fosse tanto il risultato delle nostre convinzioni quanto il bisogno di un linguaggio compatibile con il formato generale del progetto." Lucas Bambozzi
“Le interviste sono state realizzate in studio. Abbiamo deciso di eseguire le riprese in studio soprattutto a causa del tempo limitato a nostra disposizione (meno di 1 mese in tutto per il progetto e appena 3 giorni per le registrazioni) e anche per una consistente opzione estetica. Tuttavia, abbiamo eseguito ricerche per quasi 3 settimane in vari dintorni della città, e anche interviste dal vivo in parecchie aree diverse. Infine, abbiamo selezionato 61 intervistati." Kika Nicolela
LE INTERVISTE
“Numerose di queste interviste mi hanno lasciato un’impressione forte. Una signora polacca, di più di 80 anni, che descriveva con grande emozione come suo padre e suo fratello morirono nei campi di concentramento e come lei combatté nella Resistenza; una giovane donna coreana che ha pianto dall’inizio alla fine dell’intervista perchè da un anno non parlava con la sua famiglia a causa del suo amore per un uomo brasiliano, e che ha dato una testimonianza davvero intelligente di cosa abbia significato per lei essere un’immigrata bambina; un cinquantenne egiziano che fino a quel giorno non era riuscito a trovare la sua identità culturale e non si è riconciliato con il suo status di immigrato, trovandolo egli stesso assurdo dato che è arrivato in Brasile che aveva appena un anno; un argentino giunto in Brasile in esilio politico e che parlava in modo commovente dei suoi compagni morti durante la dittatura e di come ha trovato casa a San Paolo; una signora di più di 90 anni di origine russa, nata e vissuta in Cina fino all’espulsione da parte del governo cinese e arrivata a San Paolo da sola con tre figli piccoli; una giovane nipote di un giapponese che ha deciso di cercare le sua radici ad Okinawa in Giappone, e ha rilasciato una meravigliosa intervista su come i ricordi, le storie di famiglia e la nostra identità sono in costante processo di costruzione (e decostruzione); queste sono alcune delle interviste che mi hanno toccato di più, ma ce ne sono molte simili.” Kika Nicolela
A PROPOSITO DEI REGISTI
Kika Nicolela è un’artista, regista e curatrice indipendente. Il suo lavoro è basato sugli incontri con gli altri attravesro la mediazione della telecamera, coinvolgendo generalmente metodi partecipativi nel processo creativo e trattando questioni come la costruzione dell’identità e la comunicazione. Ha ricevuto la laurea in studi di Cinema e Video dalla Scuola d’Arte e Comunicazione dell’Università di San Paolo (ECA/USP) nel 2002 e ha già preso parte a circa 100 mostre, tra individuali e collettive, in Brasile, Canada, Spagna, Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Portogallo, Austria, Finlandia, Polonia, Corea del Sud, Slovenia, Svezia e Ucraina con videoproiezioni, installazioni e fotografie. I suoi filmati sono stati mostrati e premiati in festival svoltisi in più di 40 Paesi. Ha vinto il premio Prêmio Mostras de Artistas no Exterior della Fondazione Biennale e del Ministero della Cultura, Supporto per la Produzione di Arti Visive del Dipartimento della Cultura di San Paolo, il Programma di Distribuzione e Scambio Culturale del Ministero della Cultura, il Programma della Mostra del Centro Culturale di San Paolo e il Supporto alla produzione della Settimana dell’Arte di Recife. E’ stata artista residente presso il Centro di Creazione di Gyeonggi (Corea del Sud), la Fondazione Künstlerdorf Schöppingen (Germania), il Sumu AIR (Germania), il Rondo Studio (Austria) e la Casa das Caldeiras (Brasile); nel 2011 inoltre ha partecipato ai programmi di residenza dell’Objectifs (Singapore) e del Route Fabrik (Svizzera). Kika Nocolela è rappresentata dalla Galleria Dconcept di San Paolo e dal distributore Vtape con sede a Toronto. Guarda il suo lavoro su www.dilemastudio.com e su www.vimeo.com/kikanicolela
Lucas Bambozzi è documentarista, artista e ricercatore nel settore “nuovi media”. Lavora con vari mezzi e media e ha costruito una considerevole mole di lavori in video, film, installazioni su siti specifici, interventi sui media e progetti interattivi. Le sue opere hanno preso parte a festival e mostre in più di 40 Paesi. E’ stato curatore di eventi come Sónar SP (2004), Life Goes Mobile (2004 e 2005), Container Art (2008) e Lugar Dissonante (2009). E’ il creatore di arte.mov International Mobile Media Art Festival (2006/2011). E’ stato artista residente al Planetary Collegium di Plymouth, Inghilterra, dove ha completato il suo M.Phil con la ricerca sui sistemi pervavisi negli spazi pubblici. Consacra se stesso all’indagine critica dei nuovi formati dei media indipendenti e ha partecipato attivamente alla comparsa dell’intervento sui media collettivi e sulla realizzazione di video dal vivo con i gruppi Cobaia e FAQ/feitoamãos. Le questioni relative al concetto di spazio informazionale e specifiche caratteristiche di un’arte prodotta da mobilità ed immobilità del contesto urbano sono una costante dei suoi lavori recenti. Nel 2010 ha pertecipato alle mostre ISEA in Germania e Ars Electronics a Linz, Austria dove il suo progetto Mobile Crash è stato premiato. Nel 2011 ha avuto una retrospettiva del suo lavoro presso il LAA Alameda Art Laboratory, in Messico, DF. Le sue opere sono rappresentate dalla Galleria d’Arte Luciana Brito. Guarda il suo lavoro su www.lucasbambozzi.net
SUPPORTO
ESPM – Escola Superior de Propaganda e Marketing (Scuola Superiore di Pucclicità e Marketing)
RINGRAZIAMENTI
Alice Shintani / Arsenal da Paz / Arsenal da Paz e Simone Bernardi / Associação de Coreanos / Carmen Victor / Casa do Imigrante/ CEABRA / Centro Cultural Africano / Comunidades Ciganas / Coral de Poloneses em São Paulo / Demétrio Portugal / Dona Lisa / IDDAB (Instituto da Diáspora Africana no Brasil) / Instituto da Diáspora Africana no Brasil (IDDAB) / Marcele Garcia Guerra / Marília Canovas / Memorial do Imigrante / Museu do Imigrante / Pastoral do Imigrante / Povo Indigena Pankararu / Projeto Fábrica / Roberto Casemiro / Rosana Gaeta

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